[COM. STAMPA] Ad Allora Crealo! il mondo dell’innovazione si confronta con la mobilità sociale

[COM. STAMPA] Ad Allora Crealo! il mondo dell’innovazione si confronta con la mobilità sociale

 

Gli approfondimenti di Aldo Bonomi e degli esperti di imprese di comunità

Ad Allora Crealo! il mondo dell’innovazione si confronta con la mobilità sociale

 

Nel pomeriggio della seconda giornata di lavori ad Allora Crealo! – l’evento inserito nel Festival dell’Economia dedicato alle start up e all’imprenditoria giovanile – gli interventi sono stati incentrati sul tema della mobilità sociale, argomento che dà anche il nome all’intero festival. Riusciranno startuppers, makers, innovatori e imprenditori sociali, i “mangiatori di futuro”, a diventare la nuova classe dirigente? Il sociologo Aldo Bonomi (Aaster) ne ha discusso con Flaviano Zandonai (Euricse) in un intervento intitolato “Mobilità sociale e nuova classe media”.

La neoborghesia per Bonomi passa soprattutto dall’innovazione, che però non è più concentrata intorno a poche eccellenze ma è vitalizzata da un vero e proprio popolo dell’innovazione, e non è solo tecnologica. Il nuovo ceto medio, infatti, è sì animato da startupper legati al mondo dell’innovazione scientifica e della ricerca, ma non solo. Ci sono anche gli agricoltori 2.0, quelli che ritornano alla terra, gli imprenditori dei nuovi modi di fare turismo, gli immigrati – che sono oggi i titolari del 10% delle piccole imprese – e ci sono la sharing economy e il terzo settore.

Perché questa moltitudine di soggetti  possa effettivamente andare a costituire la classe dirigente di domani è necessario anche che la sua rappresentazione collettiva si irrobustisca. La società inizierà a riconoscerli in quanto classe media quando essi stessi inizieranno a vedersi come tali.

Di mobilità sociale si è parlato anche con Roberto Spano (Sardex), Roberto Covolo (Ex-Fadda), Rudi Rienzner (SEV), Jacopo Sforzi e Flaviano Zandonai (Euricse) nella tavola rotonda “Imprese di comunità, partecipazione e mobilità sociale”, che ha portato la discussione sull’influenza che le imprese di comunità hanno sulle condizioni di vita di chi abita i territori. Questo tipo di imprese si occupa di fornire servizi di interesse generale (energia, acqua, internet, ma anche sanità, istruzione, turismo, ecc…) per tutti i membri di una comunità. Sono quindi funzionali all’innovazione diffusa che si sta configurando negli ultimi anni e di cui parla anche Bonomi e che ha bisogno di essere sostenuta da una infrastruttura di reti di servizi altrettanto diffusa. La possibilità che tali reti siano presenti non solo nei centri di eccellenza ma su tutto il territorio favorisce così la mobilità sociale.

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